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Esiti di neurosviluppo a lungo termine dopo insulti intrauterini e neonatali


Gli interventi neonatali sono ampiamente indirizzati alla riduzione della mortalità e alla progressione verso l’obiettivo Millennium Development Goal 4 ( sopravvivenza dei bambini ).
Tuttavia, si sa poco sul peso generale delle conseguenze a lungo termine degli insulti intrauterini e neonatali.

È stata condotta una revisione sistematica per valutare i rischi di sequele neurocognitive ( e altre ) a lungo termine dopo insulti intrauterini e neonatali, soprattutto in Paesi a basso e medio reddito.

Sono stati valutati gli studi pubblicati nel periodo 1966-2011, che riportavano sequele nel neurosviluppo dopo insulto pretermine o neonatale.

Dei 28.212 studi identificati, 153 sono risultati idonei ad essere inclusi nell’analisi e riportavano dati per 22.161 sopravvissuti a insulti intrauterini o neonatali.

Il rischio generale mediano di almeno una sequela in un qualunque dominio è stato pari a 39.4%, con un rischio di almeno un grave danno in uno dei domini di insulto del 18.5%, di almeno un moderato danno del 5.0% e di almeno un lieve danno del 10.0%.

Le stime di rischio totali di almeno una sequela ( media pesata ) associata a uno o più insulti studiati ( escluso HIV ) sono state pari al 37.0%, e questo rischio non è risultato influenzato in modo significativo da regione, durata del follow-up, disegno dello studio o periodo di raccolta dei dati.

Le sequele più comuni erano difficoltà di apprendimento, cognizione o ritardo nello sviluppo ( n=4032; 59% ); paralisi cerebrale ( n=1472; 21% ); problemi di udito ( n=1340; 20% ) e problemi visivi ( n=1228; 18% ).

Solo 40 ( 26% ) studi hanno incluso dati per peggioramenti in domini multipli.

Questi studi hanno incluso 2815 individui, 1048 ( 37% ) dei quali hanno mostrato peggioramenti, con 334 ( 32% ) che hanno mostrato peggioramenti multipli.

In conclusione, insulti intrauterini e neonatali hanno un alto rischio di causare morbilità neurologica a lungo termine. ( Xagena2012 )

Mwaniki MK et al, Lancet 2012; 379: 445-452


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